La sposa curda
Il giorno del mio matrimonio sono venuti con le bombe e i fucili automatici. I canti e i fischi delle donne si sono interrotti un attimo prima dell’esplosione e poi il fracasso della terra, delle mura, dei fiori, i dolci scaraventati per ogni dove. Io, la sposa, ho chiuso gli occhi per non vedere. Sono venuti per ucciderci tutti e sapevano di trovarci tutti insieme, noi, loro, anche gli altri. Il giorno del mio matrimonio sarà anche il giorno in cui sarò morta, a un passo dallo sposo, prima ancora che potesse abituarsi al mio viso e alle mie mani, prima ancora che potessimo dirci ormai sposi. Il vestito ricamato dalle donne, giorno per giorno, segno laborioso della purezza di ogni donna, è finito a brandelli, sparso per ogni dove, insieme alla terra, alle mura, alla carne dei parenti. Io, la sposa, ho stretto i pugni per non sapere.
Ora sono la sposa senza nome, morta senza aver visto e senza aver saputo. Perché il mio è un giorno d'odio e di morte. Il mio è uno strascico di sangue e carne da animale. Non importa se ho pregato, non importa se ho creduto d'amare. Oggi sono venuti con le bombe e i fucili automatici.
Ora sono la sposa senza nome, morta senza aver visto e senza aver saputo. Perché il mio è un giorno d'odio e di morte. Il mio è uno strascico di sangue e carne da animale. Non importa se ho pregato, non importa se ho creduto d'amare. Oggi sono venuti con le bombe e i fucili automatici.
