una discarica di assurdo
In qualunque discarica di assurdo e paradosso tu mi possa portare, io sono sicura che non c’è alcun altro luogo in cui dovrei essere.
Portami nel punto in cui muoio ancora dritta sulle gambe, dove non ci sei e continuano fame, sete ed equilibrio. Portami a tagliarti via, mostruoso gnomo ora inguardabile.
Non proprio un cadavere di sogno abortito, ma un figurino storto di melma cattiva. Voglio non guardarti più.
Fa male ancora per cinque minuti. Il corpo e la mente ti rimpiazzeranno con arazzi tutti nuovi e quella me che era solo per te resta chiusa in un quaderno, in una cicatrice dietro l’orecchio.
Le mie mani non sono più le tue.
La mia fantasia non è mai stata la tua.
A volte l’errore ha la forma di una personalità e quelle stesse volte qualcosa muore pur di sopravvivere.
Portami nel punto in cui muoio ancora dritta sulle gambe, dove non ci sei e continuano fame, sete ed equilibrio. Portami a tagliarti via, mostruoso gnomo ora inguardabile.
Non proprio un cadavere di sogno abortito, ma un figurino storto di melma cattiva. Voglio non guardarti più.
Fa male ancora per cinque minuti. Il corpo e la mente ti rimpiazzeranno con arazzi tutti nuovi e quella me che era solo per te resta chiusa in un quaderno, in una cicatrice dietro l’orecchio.
Le mie mani non sono più le tue.
La mia fantasia non è mai stata la tua.
A volte l’errore ha la forma di una personalità e quelle stesse volte qualcosa muore pur di sopravvivere.

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