Thursday, January 15, 2009

You've got the best of my love

Un altro slancio sull'altalena.

La mia pende dal cielo e si aggrappa a due nuvole.
Sento la tua voce ridere. Conosco i tuoi occhi tristi, il loro posarsi e sorridere per l'avermi trovata qui. Gioisco.

Ulisse lascia la ninfa immortale su un isola perfetta e torna a viaggiare verso le rughe, sempre nuove, di sua moglie. L'amore tra due creature mortali è tanto divino e bello quanto quello tra gli dèi immortali, soltanto più breve.

Un altro slancio sull'altalena.

Ti tengo tra le mie pieghe perchè non puoi farmi alcun male. Ti tengo tra le mie viscere perchè si son confuse con le tue. Guardo te dalla mia altalena e il tuo sguardo è di nuovo nel mio.

Se gli dèi si innamorano degli uomini è per imparare cosa siano l'amore e gli dèi. Della stessa curiosa materia sono fatte le cose che sono anche quando scivolano via.

Un altro slancio sulla mia altalena.

Friday, January 09, 2009

Si tratta di una messa in scena

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Si tratta di una messa in scena. Così hai detto e io non ho alternative che crederti. Non mi costa alcuna fatica crederti. Ho sempre saputo che senza doti attoriali non vi sarebbe nessuno dei gesti di questo mondo e che il libero arbitrio assomiglia da vicino al gesto di un’attore che si sceglie gli abiti di scena. Quel che costa fatica è il tuo riportarmi sempre ai margini del palco, in una prova infinita della scena che siamo supposti recitare. Estenuante la tua rigidità di regista senza copione, che interroga gli attori come fossero scolari. La scena del tuo palco non è nientedimeno che la verità. I tuoi personaggi gli uomini della decisione.

Si tratta dunque di una messa in scena affasciante. Sotto la doccia penso con compassione a cosa ha avvizzito i tuoi organi interni, al mal di testa che ti spacca la testa quasi ne dovesse uscire una terribile figlia. Penso che non conta molto ai fini dello spettacolo se ti amo ancora o se smetterò tra cinque minuti. Quel che conta e che sul palco mi ritrovai senza vestiti a guardarmi le punta dei piedi, e per l’imbarazzo ho creduto alla favola della nudità, la mia nudità è diventata fede. La mia parte è diventata quella della folle religiosa. Lo spettacolo ha avuto un grande successo e niente faceva sospettare che l’ultimo atto sarebbe stato così grigio, così poco interessante, a ramassare vestiti come stracci.

Fa freddo. È arrivato il gelo e solo ora hai deciso di concedermi un’ultima battuta, mi lasci il privilegio del finale. Mi punti il riflettore addosso, dopo avermi lasciato al buio per diverse ore. Non pensavo che ci fosse ancora qualcuno in platea. Credevo fossi rimasta solo io a ricalcare le scene migliori della pièce, l’incontro, il bacio, il riso, ma bruscamente mi illumini e mi sorprendi con ancora in braccio gli stracci sporchi. Sembri maligno lassù, ma io so che non lo sei. Lo so nel ricordo, lo so nella memoria, lo so nella testa. Sei troppo lontano per prenderti tra le braccia, portarti via dal tuo piedistallo di cartone e dirti : « la letteratura è magia, non dimenticarlo mai ».